1 maggio, a Potenza festa dei disoccupati e dei lavoratori in nero.

Anche quest’anno a Potenza la festa dei lavoratori ha un sapore amaro: con un tasso di disoccupazione intorno al 13% (fonte: ISTAT 2018) a livello provinciale, al di sopra della media nazionale e al 75° posto su 108 capoluoghi di provincia, sarebbe il caso piuttosto di dedicare questa ricorrenza a chi un lavoro non lo ha e a chi è costretto a lavorare in nero.

A proposito del nero, l’art. 36 della nostra Costituzione contiene, al primo comma, le due condizioni della retribuzione. La prima, maggiormente conosciuta, è il principio di proporzionalità della retribuzione. La seconda, forse diffusa ma ancora più importante, è la necessità che garantisca la liberazione dell’individuo dallo stato di bisogno. La retribuzione deve essere infatti “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Questa idoneità della retribuzione, e quindi del lavoro, a rendere libero l’individuo, è la necessaria declinazione del primo articolo della Costituzione, che pone proprio nel lavoro la fondazione dell’Italia, quale Repubblica democratica: infatti, solo un cittadino libero dallo stato di bisogno, e cioè che abbia una retribuzione sufficiente, e cioè ancora che abbia un lavoro regolare, è un cittadino che partecipa alla società democratica. In assenza di questa libertà, che solo il lavoro regolare garantisce, il cittadino non è tale, ma è schiavo di chi, di volta in volta, gli permetterà di sopravvivere, con piccoli favori, oblazioni, lavori temporanei e sfruttamento.

Deve esserci molta domanda di forza lavoro, da parte delle imprese, e deve esserci molta offerta di forza lavoro, da parte delle famiglie. In questo modo le retribuzioni sono sufficienti a liberare dallo stato di bisogno i lavoratori e a farli esseri protagonisti della vita democratica di una comunità.

E’ per questo motivo che in una comunità veramente democratica il tasso di disoccupazione deve essere basso, ma anche quello di attività e quello di occupazione devono essere alti. Questi due ultimi indici, infatti, esprimono il valore di quanto effettivamente la popolazione sia in cerca di lavoro. A Potenza questi due valori sono più bassi della media nazionale e ciò sta ad indicare un grave scoraggiamento dei cittadini, la maggior parte dei quali, pur essendo in età produttiva, rinuncia a cercare un lavoro o si affatica con un lavoro in nero.

Questa situazione di diffusa precarietà fa comodo ai partiti e agli imprenditori e professionisti disonesti. Per due motivi diversi ma che conducono mala amministrazione politica e malaffare privato agli stessi risultati.

Per i partiti, potersi rivolgere a un’orda di precari in cerca di lavoro significa poter fare tante promesse e chiedere voti in cambio: ma il gioco si interromperebbe se le promesse fossero davvero mantenute: se veramente i partiti si prodigassero per stabilizzare l’occupazione, cosa potrebbero promettere alle prossime elezioni in cambio dei voti? Nulla. Ed è per questo che ai partiti conviene mantenere i livelli occupazionali bassi e la stabilità del lavoro precaria.

Analogamente, alle imprese disoneste conviene sfruttare lavoratori sottopagati, con vergognose formule quali lo stage non retribuito, o addirittura in nero, non solo per risparmiare sulla contribuzione e sull’imposizione fiscale, ma per praticare retribuzioni più basse e non vincolarsi contrattualmente con i dipendenti.

Fortunatamente nel nostro territorio la maggior parte degli imprenditori sono onesti e sotto certi punti di vista la nostra è una situazione privilegiata nel Meridione. Ma si può fare certamente di più.

Dobbiamo porre fine alla logica del padrone che ti fa un favore se ti fa lavorare, la logica del politico che ti tiene in bilico precario per poter sfruttare la disponibilità tua e di tutta la tua famiglia alle elezioni.

La promessa che facciamo in questo 1 maggio a tutti i lavoratori, regolari, precari, in nero, e ai disoccupati, è questa: in Comune lavoreremo per incentivare la nascita di nuove imprese e l’espansione di quelle esistenti, al fine di aumentare la domanda di forza lavoro; per istituire momenti di raccordo fra domanda e offerta di lavoro, contribuendo a colmare i bisogni formativi; per porre tutti coloro che hanno un’idea vincente sul mercato, nella condizione di poter avviare serenamente una nuova attività autonoma o imprenditoriale.

Insieme possiamo combattere la cultura padronale dei partiti e di tutti gli sfruttatori.